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Non sono poche le persone che si sono trovate a porsi questa domanda, provando inevitabilmente sentimenti di frustrazione, angoscia e paura, nonché un basso senso di autostima.
Ognuno di noi ricorderà sicuramente i primi periodi della propria relazione sentimentale, quando l’impulso e l’attrazione sessuale erano una costante quotidiana che ci davano un forte senso di benessere e appagamento. Ma la fase dell’innamoramento non dura per sempre e ogni coppia, anche la più stabile, deve fare i conti con quella che viene definita essere “la fase adulta e matura” di una relazione, in cui l’entusiasmo iniziale viene sostituito dalla routine e dalla sempre più consapevolezza di come è realmente l’altro membro della coppia. Infatti, la fase dell’innamoramento porta con sé una visione idealizzata della persona amata, offuscando quelle che sono le sue reali e complete caratteristiche personali con cui prima o poi ci si ritrova a fare i conti.

Ma perché non si fa più l’amore?

Sono diverse le possibili cause del “disturbo del calo del desiderio”.
• L’uso di psicofarmaci o di alcune pillole anticoncezionali possono ridurre l’impulso sessuale. È pertanto opportuno parlarne con il proprio medico per trovare un rimedio.
• Stress: il desiderio sessuale si accompagna ad un rilascio di Dopamina, un neurotrasmettitore associato agli stimoli “piacevoli”, che in condizioni di elevato stress non raggiunge livelli adeguati di rilascio all’interno dell’organismo, causando la diminuzione dell’eccitazione sessuale.
• Condizioni mediche femminili o maschili: nelle donne un basso livello degli ormoni estrogeni e negli uomini di testosterone, possono determinare il disturbo sessuale. Anche in questi casi è opportuno sottoporsi a visita medica.
• Caratteristiche personali: alcune persone vivono il sesso con inibizione e vergogna, sottraendosi in alcuni casi a quelle che invece sono esigenze e voglie dell’altro partner. Inoltre, molto spesso le donne che diventano madri si distaccano dal proprio partner, investendo le proprie energie esclusivamente nel rapporto con il figlio; in questi casi uno strumento utile è la comunicazione all’interno della coppia.

Come riaccendere la fiamma?

I disturbi riguardanti la sfera sessuale non sono disturbi di poco conto! Se persistenti possono creare un vero e proprio malessere generale all’interno della coppia che, nella maggior parte dei casi, si traduce nell’infedeltà da parte di uno o di entrambi i partner. È pertanto indispensabile parlare di questa problematica, così da interrompere quel “circolo vizioso” in cui nessuno dei due partner ha il coraggio di affrontare l’argomento, condividendo in silenzio il malessere dell’altro. Si, perché in questi casi si innesca l’errata convinzione che l’altro non ci desidera più, e ciò rafforza i nostri comportamenti evitanti che non ci permettono di prendere l’iniziativa anche laddove c’è il desiderio.
Allora perché non concederci una bella fuga d’amore, lontani dalla routine e dagli impegni e lo stress di tutti i giorni? E perché non aggiungere un po’ di pepe con qualche stimolo nuovo all’interno della coppia, mettendo anche noi stessi alla prova andando oltre i rigidi schemi che molto spesso ci imponiamo?
E se proprio non ce la facciamo da soli a riaccendere la fiamma allora facciamoci supportare da un terapista di coppia, che può guidarci nell’individuazione del problema, utilizzando strategie attraverso cui gradualmente riappropriarci della spontaneità che ogni coppia merita di vivere durante l’atto d’amore.

Il ruolo della famiglia nell’anoressia e nella bulimia

È questa l’epoca della “magrezza”: siamo continuamente bombardati da immagini raffiguranti la donna magra, rimandando ad uno stereotipo di bellezza che continua a generare una visione idealizzata e insana. Purtroppo ad essere influenzate sono tante, tantissime giovani donne che ricercano quell’ideale di bellezza che provoca non pochi problemi di salute ma anche di malessere psichico. Le persone anoressiche sono ossessionate dal peso corporeo e dal cibo, infliggendosi continue rinunce che portano, inevitabilmente, al sottopeso e a tutte le conseguenze ad esso associato (amenorrea, ricovero). Le stesse dinamiche psichiche le ritroviamo nelle persone bulimiche, che si differenziano da quelle anoressiche per il normo peso e per episodi di “abbuffate” senza controllo, a cui seguono quasi sempre atti di compensazione (vomito autoindotto e uso di lassativi).

In che modo la famiglia esercita la propria influenza?

Diversi studi concordano nel ritenere che l’anoressia e la bulimia sono la manifestazione di disturbi più profondi legati alla propria identità; identità che si struttura attraverso un processo di “differenziazione” dalle proprie figure genitoriali. Nel caso delle persone anoressiche questo processo non sembra verificarsi. Tantissimi studi condotti in questo ambito hanno rintracciato il punto cardine del disturbo nel rapporto con la madre, che appare essere iperprotettiva, impedendo il normale percorso di “separazione”, motivo per cui la persona anoressica/bulimica si percepisce come estensione della madre piuttosto che come individuo a se stante. Emerge dunque un bisogno di controllo che viene spostato sul cibo e sul peso; controllo che, inconsapevolmente, è finalizzato alla ricerca di quelle attenzioni di cui la persona si sente privata. La persona anoressica/bulimica crede che i suoi problemi siano causa dell’aspetto esteriore e del peso corporeo e generalmente il disturbo si innesca a cavallo di una nuova esperienza di vita che richiede responsabilità e autonomia a cui la persona non si sente in grado di far fronte. La famiglia della persona anoressica/bulimica risulta essere “invischiata”, cioè caratterizzata da rapporti di dipendenza in cui non vi sono confini tra i membri, ma tutti pensano allo stesso modo. E se la madre, in queste famiglie, appare essere iperprotettiva, il padre sembra offrire alla figlia un supporto emotivo mediante il cibo, riproponendo, inoltre, lo stesso tipo di relazione negativa vissuta con la moglie. In conclusione, questi genitori appaiono emotivamente insoddisfatti e alla ricerca di nutrimento emotivo nei figli. Entrambi i disturbi spesso di associano a disturbi d’ansia, disturbi di personalità, dipendenze e stati depressivi.

Come agire?

Vista la connessione tra i disturbi alimentari e le dinamiche familiari, sarebbe utile una psicoterapia familiare, attraverso cui esplorare i legami, le relazioni e le dinamiche esistenti tra i vari membri della famiglia e intervenendo, laddove necessario, a ridefinire i confini individuali di ognuno. L’intervento sull’intero sistema familiare non ha finalità giudicanti o di attribuzione di colpa anzi, ritenendo che i genitori siano il supporto indispensabile per i propri figli, il loro coinvolgimento è una risorsa per la persona che presenta il disturbo, ma anche per l’intera famiglia che può riconfigurarsi al meglio.

 PERCHE’ PROPRIO LUI/LEI

 “Non siamo fatti per stare da soli ma nemmeno per stare con chiunque” scrive Massimo Bisotti, autore di romanzi rosa. Ed è proprio questa la realtà che vive ognuno di noi e che ci ha portato spesso a chiederci che cosa ci spinge a scegliere un partner piuttosto che un altro. Continua a leggere